Francesco e Igino Trisoglio

Simboli e Parole

TIELLEMEDIA Editore, Roma, 2000, collana Libraria, formato 15x22, pagg. 380, € 19,63
ISBN 88-87604-02-9.

 

L’OSSERVATORE ROMANO– 21 NOVEMBRE 1999 n° 717, p. 6

 

 

Simboli e parole sono inseparabili

Un colpo d’occhi sugli elementi fondamentali della comunicazione

raccolti in una seria opera divulgativa

 

 

di Arturo Bocchini

 

 

 

Dal mondo che ci circonda, dal consesso sociale in cui viviamo, da tutta la natura attorno a noi, riceviamo messaggi principalmente attraverso la vista e l’udito e questo peraltro, senza escludere ovviamente l’utile utilizzo degli altri sensi di cui siamo dotati.

Un ammiccare degli occhi, ad esempio, un corrugane della fronte, un aggrottare di sopracciglia, uno scuotere il capo, un atteggiamento complessivo del volto, un cenno delle mani, un movimento delle spalle, possono sostituire le parole, accrescendo ancora la prontezza e l’incisività del messaggio.

Non parliamo o ascoltiamo soltanto con la bocca e con le orecchie e, soprattutto, non siamo solo noi a parlare, parlano anche le cose: da tutta la natura arrivano sollecitazioni, richiami ed appelli.Per gli antichi tutto il mondo era animato, tutto era aperto al colloquio, al dialogo ed allo scambio di utili messaggi con gli uomini.

Una fonte di simbolismi è evidente nel complesso dei libri biblici pur con tutti gli inconvenienti e le difficoltà interpretative di una simbologia che è sì esposta a illustrazione della «Parola di Dio» ma che a volte appare come imposta dagli stessi autori di ciascun sacro testo.

Anche noi moderni viviamo di simboli: ci aggiriamo in una intricata selva di particolari, oggetti, animali, piante che possono semplicemente essere decorativi di un discorso, utilizzati, a volte, per abbellire una scena o quali accorgimenti per rendere più fluido un racconto.

La parola, al contrario, determina con chiarezza azioni e fenomeni sempre più complessi e articolati dando espressione ad interessi in continua evoluzione. Ha infatti accompagnato l’uomo nel suo procedere di età in età, arricchendosi ad ogni tappa, aggiornandosi ed entrando in aree nuove senza tuttavia dimenticare le precedenti esperienze.

È forse la manifestazione umana più istintiva, quella che si impara senza accorgersene e che si usa con la noncuranza più incontrollata, che si spreca magari, tanto affluisce spontanea e senza fatica.

Da semplice suono onomatopeico dell’uomo primitivo ha raggiunto raffinate sfumature per arrivare ad interpretare le più complesse situazioni del pensiero.

La parola si è così articolata determinando progressivamente le emozioni, precisando con sempre maggior chiarezza idee ed azioni e accompagnando nel suo viaggio la storia stessa dell’umanità.

I due aspetti fondamentali della comunicazione tra gli esseri umani, ovvero «Simboli e Parole», sono stati sia pura rapidamente ma anche attentamente analizzati da due autori di buon nome nel campo della ricerca storico-lessicale: Francesco e Igino Trisoglio. Il volume, edito da Tielle Media, si presenta così come una raffinata, intelligente e interessante opera di analisi di simboli e di parole.

Simboli e parole non sono infatti separabili, cooperano entrambi alla conoscenza e noi li usiamo con un’istintività ed una spontaneità che non è solo penetrazione in un mezzo espressivo, è rivelazione dei meccanismi che agiscono nel nostro spirito.

Per dirla con gli stessi autori, il volume non vuol essere assolutamente un trattato né aspirare ad essere esauriente, la cosa infatti avrebbe comportato la produzione di un’opera voluminosa e forse inaccessibile a molti; vuole invece accompagnare quei volenterosi che hanno e mostrano interesse, ad una rapida visita in una «pinacoteca» tutta particolare fatta appunto di simboli e parole.

Ed ecco un paio d’esempi scelti a caso tra i suggerimenti presentati: il simbolo «A», in greco era la prima lettera dell’alfabeto, iniziava la parola archè (principio) e, con l’aggiunta di un apice in alto a destra, costituiva il numero uno. Concentrava in sé l’idea di esordio e di unicità: fu quindi usata a designare Cristo come primogenito, principio rd unicità assoluti; la parola «Prosit», in latino «giovi!», «produca prosperi effetti!». È il saluto che si rivolge al sacerdote appena tornato in sacrestia dalla celebrazione della Messa. In Germania la si usa anche nel fare un brindisi: «salute!», «con tanti auguri!».

 


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