Civiltà Cattolica 2009
di Romano Tripodi
Il volume è un’antologia sistematica ricavata dagli scritti del Nazianzeno, nella quale si cerca di offrire al lettore un quadro complessivo del pensiero del grande Padre cappàdoce del sec. IV, non a caso definito dalla tradizione orientale «il Teologo» per antonomasia. Del Nazianzeno – detto così perché vescovo della cittadina di Nazianzo, dove successe a suo padre, e, per qualche anno, anche vescovo di Costantinopoli — ci sono pervenuti 45 Discorsi di vario genere, circa 250 Lettere, un corpus di 135 carmi costituiti da circa 18.000 versi, 129 epitaffi, 94 epigrammi e il dramma sulla passione di Cristo, Christus patiens, che i patrologi moderni, dopo secoli di dubbi e di incertezze, attribuiscono a lui. A parte il merito di essere l’autore di uno dei pochissimi pezzi superstiti del teatro bizantino, Gregorio di Nazianzo ne ha un altro forse più notevole sul piano storico- letterario: è stato il primo poeta post-classico a sostituire nei suoi carmi la metrica a ritmo quantitativo con quella a ritmo accentuativo, divenendo, in un certo senso, il padre di gran parte della poesia tardoantica, medievale e moderna.
Gregorio, grazie alla severità di suo padre, di nome anche lui Gregorio, e alla finezza cristiana di sua madre, Nonna, ricevette un’educazione religiosa profonda, alla quale si affiancò una formazione letteraria eccellente, acquisita in varie scuole, compresa quella di Atene. Ebbe molti amici illustri, tra i quali primeggia san Basilio di Cesarea, col quale compì parte dei suoi studi e sul quale avrebbe pronunziato un celebre elogio funebre. Il Nazianzeno era digrande sensibilità umana e inclinato più alla vita raccolta dello studioso speculativo e contemplativo che a quella agitata ed estroversa dell’uomo di azione. La dignità e la carica episcopale per lui furono piuttosto una «costrizione», che egli accettò a fatica e soltanto per una scelta personale, rinnovata fino all’estrema vecchiaia, in vista di un equilibrio tra vita intellettuale e vita di dedizione al bene del prossimo e della Chiesa.
Tutti i suoi scritti rivelano le caratteristiche umane e spirituali derivanti da tale situazione: cultura cristiana e pagana eccezionalmente vasta e sicura, profondità di pensiero teologico, zelo pastorale discreto e costante, calore e sincerità di sentimenti umani e religiosi, padronanza sbalorditiva delle forme dialettiche e retoriche, abilità estrema nell’uso della lingua greca. Lo stile del Nazianzeno possiede dunque qualcosa di inconfondibile nella patristica greca. Uno stile altamente complesso, che rende la lettura generalmente ardua, seppure molto istruttiva e spesso affascinante, soprattutto nei momenti in cui il Nazianzeno si esprime, per così dire, col cuore in mano, rivelando una rara nobiltà d’animo, la quale riflette una la santità vissuta generosamente anche nelle circostanze più drammatiche. Alcune sue pagine sull’ordine dell’universo creato da Dio, sul sacerdozio e i suoi ministeri, sull’amicizia umana, sulla verginità, sul matrimonio ecc. sono, per profondità di pensiero, per lirismo di sentimento e splendore di forma tra le più alte della letteratura cristiana antica.
Il Trisoglio descrive e documenta tutto ciò sia nella sua lunga introduzione storica, letteraria e dottrinale sia nei numerosi brani desunti dalle opere del Nazianzeno e presentati in traduzione italiana personale, molto elaborata e, tendenzialmente, aderente il più possibile all’originale greco. Il notevole apparato delle note linguistiche, filologiche, storiche e teologiche, offre un aiuto efficace alla comprensione dei testi, raccolti in 10 capitoli e distribuiti in 20 paragrafi, equivalenti ad altrettante tematiche filosofiche, teologiche, sociali, spirituali ecc. Tutto lascia intendere che il Trisoglio sia uno specialista del Nazianzeno, come del resto mostrano la bibliografia orientativa e continui tentativi – piuttosto rischiosi –di penetrare anche nella psicologia di un Padre, che rispecchia uno dei periodi più delicati della storia del cristianesimo compresa tra i regni di Costantino Magno († 337) e di Teodosio I († 395). Data l’impostazione scientifico-filosofico e divulgativa del volume avremmo preferito vederlo fornito di un indice dei nomi e delle cose più notevoli.