Corrado Calabṛ

Blu Maratea

Calabrò al Te per presentare le sue poesie

Gazzetta di Mantova (11 giugno 2002)

Blu Maratea, l’ultima raccolta di poesie di Corrado Calabrò, sarà presentata giovedì 20 alle 18,00 nella sala dei Cavalli di palazzo Te a cura degli Amici di palazzo Tee dei Musei Mantovani. L’autore, calabrese di Reggio, ha pubblicato 13 libri di poesie tradotte in molte lingue, dal russo allo svedese, dall’arabo al portoghese.

Alla presentazione, accanto all’autore, interverranno Italo Scaietta, presidente degli Amici dei Musei di Mantova che lascerà la parola a Gilberto Finzi e Dante Maffia. Alcuni versi saranno letti da Francesca Campogalliani e Diego Fusari mentre allievi del conservatorio Campiani proporranno interventi musicali. In Blu Maratea Calabrò tenta una sintesi tra verità scientificae filosofica e scoperta poetica. La novità più interessante è la scansione del suo linguaggio la cui forza gravita sulla spinta centrifuga dela metrica. Nel 1999 Calabrò è stato finalista al Premio Strega col romanzo Ricorda di dimenticarla.

 

La doppia vita di Corrado Calabrò: il giudice/scrittore
di Pier Francesco Borgia

Il Giornale(8 giugno 2003)

Proprio no c'è verso di riuscire a combinare un appuntamento con Corrado Calabrò fuori dal suo ufficio. Troppo impegnato sul lavoro. Ed è così che questa nuova puntata di "Camera con vista" ha un'insolita cornice: i modernissimi uffici del Tar del Lazio in via Flaminia. Ormai è poco più di una decina d'anni che il presidente del Tribunale amministrativo ha gettato la maschera, ammettendo che il poeta scoperto da Mario Luzi e lanciato da Guanda alla fine degli anni Cinquanta non è un suo omonimo. Qui, in un ampio ufficio, la fanno da padroni codici e bollettini, sentenze e documenti giuridici. Eppure la letteratura si è ritagliata un suo imprevedibile spazio. Di fronte alla scrivania è bene in vista una copia del ritatto di Vittoria Colonna eseguito dalla mano di Sebastiano Del Piombo. "Alle spalle la bandiera italiana - commenta sorridendo Calabrò -, davanti agli occhi Vittoria Colonna. Come a dire le icone cui ho giurato fedeltà: lo Stato e la Poesia".

Prima della poesia e certamente prima della carriera in magistratura, c'è stato, però, lo sport. E qui il disorientamento è totale. Chi è uso a facili etichette non sa più che pesci prendere. Corrado Calabrò infatti si è ritagliato uno spicchio di gloria anche come sollevatore di pesi. "Ed è da lì che sono cominciati i guai - racconta il giudice/scrittore-. Quando vinsi giovanissimo il concorso al Consiglio di Stato uscì un trafiletto anche sulla rivista della federazione italiana pesistica".

E cosa c'era scritto?

"Erano contenti del mio successo e lo volevano, in qualche modo, girare a loro favore dicendo: Dopotutto non è vero che i pesisti non hanno cervello".

C'è di che esserne fiero. Non vedo dove sia il problema.

" Il problema era come i giudici avrebbero considerato il fatto che il loro giovane collega era anche un campione di sollevamento pesi. Vincenzo Caianiello (poi presidente della Corte Costituzionale ndr) rivoltò il teorema della rivista sportiva e disse più o meno così: "Se anche un sollevatore di pesi può vincere un concorso come questo, allora non è poi così difficile essere oggi magistrati"

Non era proprio un complimento.

"Più che altro Caianiello aveva un caratteraccio, ma da allora in poi abbiamo sempre avuto ottimi rapporti".

Quando è arrivato a Roma?

"Era la fine del '58. Avevo vinto un concorso come funzionario presso il ministero del Lavoro. Sempre quell'anno mi sono sposato e mia moglie è venuta con me".

Che impressione le ha fatto la città?

"Devo dire che l'avevo vista e vissuta meglio quando a dodici anni ero venuto qui come turista insieme con mio padre. Una volta iniziato il lavoro non mi sono concesso molti svaghi e la città è passata in secondo piano. Questo è uni dei miei rimpianti maggiori".

Dove abitava allora?

"Il nostro primo appartamento è stato in via Val di Lanzo al Nuovo Salario. Dopo qualche anno ci siamo trasferiti a Casalpalocco".

Nostalgia del mare?

"Più che altro mi piaceva l'idea di un rifugio nel verde dove praticare, nel poco tempo libero un po’ di sport. D'altronde la mia è una famiglia di sportivi. Mia moglie l'ho conosciuta su una pista di atletica".

Sua moglie che specialità praticava?

"Il salto in alto. E con risultati davvero ragguardevoli".

Dopo Casalpalocco?

"Oggi vivo in un piccolo appartamento alle spalle di via dei Banchi Vecchi. Ho imparato ad amare il centro da allora e spesso, quando la sede del TAR era in via Nicosia, andavo a lavorare a piedi proprio per consentirmi di assaporare al meglio la magica atmosfera di quelle strade".

Campione sportivo, magistrato precocissimo, eppure lei si considera soprattutto poeta.

"Ho iniziato a scrivere all'età di quindici anni. E poco dopo ho visto le mie cose pubblicate. La convinzione che già allora ero sulla strada giusta me la sono fatta molti anni dopo. Nell'89 uscì la raccolta di versi Deriva con una prefazione di Mario Luzi il quale osserva che con il poemetto Colpo di luna avevo finalmente raggiunto la maturità espressiva. E invece quel poemetto l'avevo scritto a diciotto anni e pubblicato a venti".

Quindi poeti si nasce.

"Secondo me sì. Innata deve almeno essere l'attitudine all'ascolto delle parole. Anche là dove mancasse la frequentazione dei classici potrebbe esserci poesia".

Nel suo caso però la frequentazione dei classici è una cifra riconoscibile delle sue liriche.

"Fin da ragazzo sono stato una spugna. Almeno in questo senso. Quello che ho sentito a me più vicino, dopo D'Annunzio, è stato Quasimodo. Mi vengono in mente, però anche i Canti Orfici. E poi ancora Baudelaire e Valery. Il primo, per tutti questi succhi vitali che la sua poesia distilla. Il secondo, per l'algida perfezione dei versi.

Ha citato il gotha della modernità.

"Molti poeti e romanzieri cadono in due eccessi opposti che i nomi da me citati non lambiscono mai: o sono terra terra, corrivi sulle vicende più banali, o sono troppo sofisticati ed esangui".

Stando ai sondaggi, però almeno un italiano su cinque scrive poesie.

"Un grosso equivoco. Tipico del carattere italiano. Ci sentiamo tutti dei grandi calciatori quando a mala pena pena riusciamo a tirare quattro calci ad un pallone. La passione poetica del dilettante è la stessa cosa: è lodevole ma raramente quell'impeto interiore si realizza in un verbo adeguato".

Come vede, invece, i suoi colleghi scrittori?

"Ci sono i circoli esoterici in cui si parla di ricerca della "parola magica", che poi deve essere convenzionale per obbedire all'alfabeto del canone. Troppo cerebrali. E poi dimenticano sovente una delle lezioni più importanti".

Quale?

"La poesia non nasce da altre poesie. La cultura e la lettura possono al massimo affinare il gusto e modellare la perizia tecnica. La poesia nasce dal contatto diretto con la realtà. E poi questa ricerca esasperata della parola "magica" è un'illusione perché le parole, come dice Nietzsche, sono di per sé un pregiudizio. D'altronde, i nativi americani non chiamano gli animali totem con i loro nomi ma con sinonimi, e questo per la paura di vedere svanita la valenza magica di quei suoni".

Porte aperte alla metafora.

"Esatto. Bisogna trasferire il significato da una parola all'altra, affinché il senso riposto e nascosto affiori, anche se in maniera allusiva".

Non è solo una questione di sinonimi però.

"Ci vuole la capacità di ascoltare la voce e di andare al di là del primo verso che, secondo Valery, è sempre un dono divino".

Valery, Quasimodo, i lirici greci, ma chi sono stati i suoi mentori?

"La mia è sempre stata una vita isolata rispetto al mondo letterario. Di giorno lavoravo. La sera, al massimo, cedevo alle lusinghe dei salotti romani".

Salotti frequentati anche da scrittori?

"In verità mi ricordo soltanto di Moravia, che soffriva molto a causa della sua debolezza di udito. Un handicap che lo faceva sembrare sprezzante e altezzoso. Anche se soffriva del suo handicap l'autore degli Indifferenti si ostinava a frequentare i salotti per non perdere il contatto con la vita".

E ci riusciva?

"Solo fino ad un certo punto, perché i salotti, (soprattutto quelli romani) sono soltanto una visione deformata della vita. Sono come la televisione, ma un po’ più brillanti. Anche lì la battutaccia e il motto di spirito vengono premiati. Ed è così che la parola dello sprovveduto vale tanto quanto quella dell'esperto".

La sintesi di questa esperienza si trova nel romanzo Ricordati di dimenticarla.

"E' vero anche se quel romanzo rimane una parentesi della mia attività letteraria perché la vita che faccio non mi consente di dedicarmi assiduamente alla scrittura narrativa. Tant'è che ho potuto scriverlo perché bloccato due mesi a letto per un incidente".

Un romanzo che nonostante abbia concorso al Premio Strega nel '99, ha fatto gridare molti allo scandalo.

"Non era poi così scabroso come è stato descritto da alcuni. Vero è che fu contrastato accanitamente da Annamaria Rimoaldi, la "domina" dello Strega. E pensare che proprio la Rimoaldi era stata una mia collaboratrice quando ero capo do gabinetto al ministero dell'agricoltura".

E veniamo alla questione spinosa dei personaggi. Molti sono rimasti infastiditi dal riconoscersi nelle pagine di Ricordati di dimenticarla.

"Dalla frequentazione dei salotti ho capito che le donne che stanno accanto agli uomini di potere hanno sempre avuto un'influenza importante. E questa mia riflessione forse a molti non è andata a genio. Come anche indigesto è stato il sovvertire alcuni luoghi comuni".

Quali ad esempio?

"Alcuni politici che si sono costruiti un'immagine pubblica di duri e puri sono invece consapevoli del potere che i salotti sanno gestire e creare".

Un paio di nomi facciamoli.

"Mi viene subito in mente il Presidente Pertini. Prima ancora che divenisse capo dello Stato era solito frequentare alcuni di questi salotti e riveriva con tutti gli onori le signore e le padrone di casa".

Altri nomi?

"Non è elegante parlare di chi ancora li frequenta".

Cosa ne pensa della vita mondana di questa città?

"Ho sempre guardato con stupore questi ambienti perché mi accorgevo che erano espressioni artificiose della vita eppure molti hanno fatto la loro fortuna proprio frequentando i salotti".

Come è stato accolto il romanzo nei salotti di cui parla?

"Chi avrebbe potuto risentirsi del romanzo in realtà non l'ha dato molto a vedere. Mi viene in mente un cardinale che, invece, come perfetto uomo di mondo, ha glissato elegantemente sulla feroce descrizione che ne do. Poi c'è Andreotti che pure non ho trattato male. Quando il libro è uscito era il periodo in cui si attendeva la sentenza del processo di Perugia. Gli avevo già mandato il romanzo perché è uno dei quattrocento votanti dello Strega. Un giorno lo incontro e gli chiedo se, secondo lui, ero andato un po’ sopra le righe. Mi risponde che ancora non lo aveva letto. Poi, però, dopo tre giorni, mi arriva un suo biglietto che dice: "L'ho letto e mi sono divertito molto".

Altri "personaggi" che si sono ritrovati nel libro?

"C'è stata una signora che addirittura voleva querelarmi. Poi però rinunciò a farlo confidando le ragioni a una sua amica. «In fondo - le disse - mi ha definito il più bel culo dell'establishment»".

Ed era così?

"Tutt'altro. E' lei che si è voluta riconoscere in quel personaggio, che in verità è costruito associando caratteristiche di più persone".

Fuori dai salotti, quali intellettuali ha avuto modo di conoscere?

"Ben pochi e questo anche perché per molti anni non sono uscito allo scoperto temendo che la mia passione per la letteratura potesse in qualche modo danneggiare la mia immagine di magistrato".

Addirittura!

"Il rischio che corri è che qualcuno poi dica di te: «Come magistrato è un buon poeta, come poeta è un buon magistrato»".

Poi però ha gettato la maschera.

"E' successo nel '91. E la mia riservatezza aveva anche un'altra fondata giustificazione".

Vale a dire?

"L'ostracismo da cui fui accolto dall'establishment letterario. Primi fra tutti gli esponenti del gruppo '63. La mia poesia classicheggiante era quanto di più lontano ci potesse essere dalle loro elucubrazioni".

Eppure i suoi libri sono tradotti all'estero dove ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti.

"Forse perché meno influenzati dalle esigenze di difesa di casta. Pensi che a Stoccolma ho letto le mie poesie davanti ad una platea di duemila persone. Non sono cose che qui da noi accadono di frequente.

 

Le liriche di Calabrò nella villa di Domiziano
di Romano Tripodi

Il Tempo (20 giugno 2002, pag. 32)

E’ il mare con tutto il suo fascino ma anche con la sua fisicità il protagonista di Blu Maratea, la raccolta di poesie scritte da Corrado Calabrò, che il due lugkio, nello scenario unico della villa di Domiziano, perla archeologica del Parco Nazionale del Circeo, inaugurerà i grandi appuntamenti culturali dell’estate 2002. Magistrato, scrittore, romanziere e poeta, finalista nel 1999 del premio Strega con l’intrigante Ricorda di dimenticarla, giunto alla quinta edizione, Calabrò è nato a Reggio Calabria, sulle rive del Mediterraneo. E proprio al Mediterraneo, in quella fascia che si allarga dallo Ionio al Tirreno, per poi sprofondarsi nell’Egeo, è dedicata l’ultima fatica, in ordine di tempo, di questo Autore, capace come pochi di raccontarci il mare attraverso le emozioni che esso è capace di suscitare, il suo rapporto intrinseco con chi al mare, della sua infanzia e delle sue radici, rimane legato per tutta la vita. Mare come fonte di vita ma anche di passioni laceranti, di momenti di gioia e di esaltazione. Ed al mare, vissuto da ragazzo nella natia Calabria, sulle rive dello Ionio e del basso Tirreno, oppure conosciuto più avanti al Circeo, a Lipari ed Alicudi, o esplorato nella più lontana Mikonos, Calabrò associa, in un felice connubio, la capacità di raccontarci una natura dai profumi inebrianti e dai poteri terapeutici, dove il poeta si muove come in una sorta di cerchio magico, sorretto da un lirismo asciutto che rende i suoi versi incalzanti, per certi versi simili alle sue pulsioni sentimentali. Al mare si va incontro come viene, in una illimitata inconcludenza, sentendosi lambire ad ogni bracciata da una carezza che non si trattiene, recita la penultima strofa de Lo stesso rischio, una delle poesie che aprono il Blu Maratea di Corrado Calabrò, un titolo che sta per profondità, la profondità del mare e quindi il suo mistero, e l’intensità del legame tra l’Autore e l’Uomo in genere con questo mare, che come racconta il poeta risucchia il suo sonno come un cucciolo che allatta. E per esaltare questo marenonpoteva esserci paesaggio più suggestivo di quello offerto dalla Villa di Domiziano, costruita nella seconda metà del I secolo dopo Cristo sulle sponde meridionali del lago di Paola e restituita al godimento della gente.

 

A Calabrò la "Cultura del mare"
di Romano Tripodi

Il Tempo (29 agosto 2003)

C'è il fascino del Mar Tirreno, le suggestioni ed i colori della natia Calabria, raccontati con un lirismo asciutto ed al tempo stesso carico di significati, in questo Blu Maratea con il quale Corrado Calabrò si è aggiudicato, primus inter paresla XV edizione del Premio Internazionale di Letteratura "La Cultura del Mare". L'alto magistrato che nella Poesia ha trovato soddisfazioni inaspettate e le cui liriche sono state tradotte in una decina di lingue, ha preceduto gli altri quattro componenti la "cinquina" dei finalisti: Michele Sovente con Carbones, Giuseppe Liuccio con Amore e amori, Alessandro Tamburini con Due volte l'alba e Pino Di Silvestro con La fuga e la sosta. Una scelta sulla quale la giuria, riunitasi nel giardino del Circeo Park Hotel della famiglia Superti, si è trovata pienamente d'accordo. Cinque autori ed altrettante opere capaci di dare e ricevere prestigio da un'edizione sofferta ma proprio per questo ancor più bella ed intrigante di un Premio che in tutti questi anni ha saputo conservare la sua totale autonomia e che nato a San Felice vi mette definitivamente radici con l'impegno dell'attuale Amministrazione e del Sindaco Schiboni di farne l'asse portante delle iniziative culturali di tutto il Circeo. Corrado Calabrò si conferma capace come pochi di cantare e raccontare il Mare e l'Uomo in una perfetta simbiosi naturale. Ed il Mare di Cala- brò non è solo il Tirreno di Calabria ma tutto il Mediterraneo di cui questo grande Poeta moderno riesce a cogliere i segreti più reconditi, la forza e la dolcezza. A chi no conosce Scilla, Palmi, la profondità ed i colori di quel mare, dei suoi scogli, della luna che taglia di luminosi riflessi l'acqua, basterà immergersi in questo Blu Maratea per scoprirlo. E dalla Calabria il viaggio di Calabrò prosegue lungo tutto il Tirreno, dal Circeo a Giannutri, per poi tuffarsi nelle incontaminate acque di Vulcano. E ieri sera in Piazza Lanzuisi, dove per l'occasione sono tornati politici, letterati, giornalisti, amici di vecchia data, le luci si sono finalmente accese per la Cultura. Ed anche questo è segno di risveglio. A consegnare a Corrado Calabrò il premio è stato il Senatore Giulio Andreotti che è rientrato appositamente a San Felice Circeo da Rimini. Ricco il parterre delle autorità in platea. Dal Sindaco Schiboni, al Commissario del Parco del Circeo, Bellassai; dal comandante del Casaca, gen. Aldo Piccotti al Presidente della Provincia di Latina, Paride Martella; al presidente dell'Associazione Amici del Mare, Eugenio Saputo, all'on. Rodolfo Carelli, storico parlamentare e "cantore" della terra pontina.

 

Incontro letterario dedicato al mare
di Luigia Berti

Il Tempo di Latina (lunedì 1 luglio 2002, pag. 27)

Sabaudia – Un incontro letterario dedicato al mare, come preludio alla manifestazione “madre” con cui Sabaudia e il Circeo celebrano il loro tesoro: La Cultura del mare. Martedì 2 luglio il Parco Nazionale del Circeo sarà teatro di un interessante incontro con l’autore, a sua volta anticipato da un viaggio tra letteratura, archeologia e natura. Il programma dell’evento, promosso dall’Amministrazione comunale, dall’Ente parco, dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio e dal Premio Internazionale di Letteratura, è dedicato allo scrittore Corrado Calabrò. Calabrò è il poeta del mare per eccellenza. Del mare inteso come energia vitale, come fonte stessa della vita, “un mare lungo quanto e come la durata possibile dei sentimenti” scrive il critico Claudio Volpi, ma anche il “mare deserto di inquietudine e divinità di aura”, come afferma e sottolinea il collega Piero Cimatti. Il mare di Calabrò è scoperta e meraviglia, è viaggio,ricerca e navigazione, è lirismo e speculazione. In un’epoca di crisi poetica, è musica: ”Concertimentali del sentimento dell’esistere, dell’amare, del tempo, che ci sfuggono come il mare”. Così lo scenario saranno le quinte naturali del Parco e delle sue meraviglie, l'ouverture una suggestiva sinfonia: partenza dalla darsena di Punta Sorresca alle 18, con arrivo alle 18,40 nella zona termale di Villa Domiziano. Dalle 19 il summit culturale alla presenza del commissario del Parco Salvatore Bellassai, del direttore Mario Priolo, del Sindaco di Sabaudia Salvatore Schintu e del direttore archeologo Roberto Righi. Sul poeta e la sua scrittura relazioneranno Plinio Perilli e Romano Tripodi, mentre Titti De Ruosi leggerà brani tratti da Le ancore infeconde e versi da Blu Maratea.

“Il mare va preso come viene, così, con la sua stessa inconcludenza: portando verso il petto, a ogni bracciata, un’onda lieve che non si trattiene…”

 

Le poesie di Calabrò
di Franco Greco

Italia Sera (2 luglio 2002, pag. 3)

Nell’elegante teatro dei “Dioscuri” in Roma, gremito di personalità dell’arte, della cultura e di alte cariche dello Stato, si è svolta la presentazione della Raccolta di poesie Blu Maratea, edita da Tiellemedia, autore Corrado Calabrò, nato a Reggio Calabria, affermato poeta e scrittore, illustre magistrato, presidente del TAR del Lazio, già presidente di Sezione del Consiglio di Stato e più volte Capo Gabinetto in Ministeri importanti. Calabrò ha pubblicato: tredici libri di poesie tradotte in varie lingue; la raccolta completa delle liriche dal titolo Rosso d’Alicudi e il romanzo Ricorda di dimenticarla, finalista al Premio Strega. La manifestazione è stata aperta dal Prof. Francesco Sicilia, Direttore Generale per i Beni Librari egli Istituti Culturali, che ha sottolineato il significato ed il valore della poesia in generale e quella di Calabrò in particolare in cui vi sono immagini chiare, sensazioni e simbolismi. Premesso che oggi spetta al poeta il compito incredibile di rifondare la poesia italiana che ha seguito regole precise fino agli anni ’70 e poi ha perduto le strutture, il Prof. Giuliano Manacorda, ha affermato che il soggetto fondamentale è il mare Mediterraneo che va dalla Calabria alla Grecia. E’ un mare che Calabrò conosce da vicino e lo vive.

Il Prof. Nino Borsellino, che ha vissuto e conosciuto quel mare ed ha sentito quel salutare vento salso insieme all’acqua, introduce la sua presentazione immaginando il poeta nel suo battello dove vediamo lui soltanto e c’è la presenza della donna, ma è una presenza mentale, c’è un rivissuto mentre il mare è presente. Il Prof. Borsellino ha evidenziato l’importanza della recita della poesia perché è proiezione nello spazio della parola scritta che ci fa sentire la sua voce intima. Calabrò è un poeta particolarmente attento al valore della poesia, ha detto il Prof. Borsellino, rilevando la presenza della parola designificata a se stessa, l’approccio di mescolanze di parole che hanno una risonanza magnetica e parole che appartengono al settore scientifico ed hanno una cadenza in cui il poeta è il protagonista stesso. La poesia di Calabrò ha una profondità che comporta un certo misticismo. La presentazione è stata resa ancora più incisiva dalla declamazione di alcune poesie dai bravi attori Daniela Barra e Walter Maestosi con sottofondo musicale del chitarrista M.o Massimo Aureli. Ha fatto da scenografia la mostra di pregevoli sculture raffiguranti le Muse del Parnaso del M.o Silvio Amelio.

 

Le poesie di Calabrò al Te

La Gazzetta di Mantova (21 giugno 2002, pag. 26)

La presentazione del volume Blu Maratea ultima raccolta di poesie di Corrado Calabrò pubblicata da Tiellemedia, è stata l’occasione per un evento mondano. Ieri pomerio infatti nella sala dei Cavalli di palazzo Te si sono date convegno autorità militari, civili e culturali, imprenditori, industriali e il principe Gonzaga. L’iniziativa, curata dall’associazione culturale degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani a previsto l’intervento di due critici letterari, Gilberto Finzi e Dante Maffia, preceduti da un saluto di Italo Scaietta, presidente degli Amici dei Musei. Sono poi stati eseguiti da Fabio Bacelle, flauto basso, brani di Debussy, Koechling, Jolivet e Zaninelli intervallati dalla lettura di liriche del poeta a cura di Francesca Campogalliani e Diego Fusari entrambi attori dell’Accademia teatrale “Campogalliani”. Un cocktail ha concluso l’iniziativa. L’autore, di Reggio Calabria, ha al suo attivo la pubblicazione di tredici libri di poesie che sono state tradotte in molte lingue, russo, svedese, arabo, portoghese e altre.

 

Blu Maratea, vince il libro di Calabrò

Latina Oggi (30 agosto 2003)

Raccoglie l'eredità di Alessandro Baricco, Piero Angela che hanno scritto il loro nome nell'albo d'oro del premio la cultura del mare. Un riconoscimento nato a casa di Alberto Moravia, 15 anni fa per sensibilizzare le nuove generazioni ad un rispetto dell'ambiente. Corrado Calabrò con il suo libro di versi Blu Maratea edito da Tiellemedia Editore si è aggiudicato la XV edizione di un riconoscimento entrato di prepotenza nella tradizione. Al vincitore anche un assegno di tremila euro che gli è stato consegnato dal Senatore Giulio Andreotti. La cornice, magnifica, non poteva essere che quella della piazzetta dei Templari a San Felice Circeo.

Calabrò ha barìttuto la concorrenza di Giuseppe Liuccio con Amore e amori, Michele Sovente con Carbones, Alessandro Tamburrini con Due volte l'alba.

Un premio speciale è andato ad Alfredo Cattabiani, scomparso recentemente per la sua opera Acquario. Infine un riconoscimento speciale è andato a Riflessi ad opera di Rosa Barretta Martusciello ed al pittore Mario Bruno Bambacaro un premio speciale per la ricerca pittorica tra i fabbricati di Paestum. Dopo il successo di questa edizione, gli organizzatori stanno pensando al prossimo anno che passerà sotto la diretta paternità del comune di San Felice Circeo, mentre la responsabilità della segreteria generale rimane al fondatore e ideatore Francesco Agresti.


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