LA CIVILTÀ CATTOLICA – ANNO 149 (1998), III 3555-3556, PP. 262-270
SAN GIOVANNI CRISOSTOMO E MILLE SUOI «PENSIERI»
di Carmelo Capizzi s.i.
Curato da Francesco Trisoglio, professore di Storia Bizantina e della Civiltà e della Tradizione Classica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, lo scorso anno è apparso un volume che contribuisce a stimolare la curiosità intorno a uno dei massimi Padri della Chiesa: Pensieri di San Giovanni Crisostomo.Le confidenze del più affascinante cristiano d’Oriente. Di quali «confidenze» si tratta? Forse la risposta si trova nel fatto che tanti «pensieri» del Crisostomo lasciano trasparire i suoi sentimenti più intimi e dunque il nucleo segreto della sua personalità. E perché, poi, «il più affascinante cristiano dell’Oriente»?
Questo superlativo è giusto vederlo attribuito a un uomo che è stato asceta, teologo, scrittore e predicatore, pastore e direttore d’anime, testimone d;l Vangelo fino all’eroismo. Esso sarebbe stato approvato anche da un dotto ecclesiastico bizantino, noto soprattutto per una voluminosa compilazione di storia ecclesiastica, Niceforo Callisto Xantopulo (morto verso il 1335). Accennando all’opera letteraria del Crisostomo - termine che significa «bocca d’oro» - egli sentì il bisogno di scrivere: «Di quest’uomo ho letto più di mille prediche, dalle quali stilla un piacere indicibile. Mi sono affezionato a lui fin dalla mia adolescenza e mi sono nutrito delle sue parole, come fossero parole di Dio. E se in me c’è qualcosa che vale, lo devo a lui. Perciò ho persuaso molti miei discepoli a dedicarsi a lui, lasciando andare tutto il resto».
Il fascino del Crisostomo emana innanzitutto dalla sua vita, riflesso fedele della sua personalità eccezionale. Nato ad Antiochia verso il 347-349 da famiglia distinta, rimasto presto orfano di padre, grazie alle sollecitudini materne ricevette un’ottima formazione letteraria, filosofica e teologica che gli apriva la via a una sicura carriera amministrativa o professionale. Nel 372, rimasto orfano anche della madre, rinunzia a tutto e si ritira in un romitaggio alpestre, non distante dalla sua città natia. Dopo quattro anni di vita quasi eremitica, ritorna ad Antiochia, dove nel 381 è ordinato diacono e nel 386 sacerdote. Giovanni accetta l’ordinazione sacerdotale dal suo vescovo Flaviano dopo lunghe riflessioni e in pieno spirito di servizio evangelico. Esercita instancabilmente e con successi strepitosi l’ufficio di predicatore per ben 12 anni, affrontando problemi scottanti di vita privata e pubblica, come l’atteggiamento dei cristiani verso gli spettacoli del teatro e del circo e i rapporti tra ebrei e cristiani; poi accetta la sede vescovile di Costantinopoli, dove, ricevuta la consacrazione il 26 febbraio 398, si dà tutto all’evangelizzazione e all’amministrazione ecclesiastica della sua diocesi, portandovi il peso della sua virtù di asceta, di teologo e di predicatore incomparabile.
Come pastore della capitale dell’impero bizantino, il Crisostomo dimostra, fra l’altro, una fedeltà inflessibile al Vangelo, sfidando imperterrito l’ostilità di certi circoli ecclesiastici e, soprattutto, della corte di Arcadio I, succube della moglie Elia Eudossia, che si riteneva accusata dal Crisostomo di aver usurpato una proprietà privata. In ciò egli, data la sua indole e la sua educazione ascetica, si rivela più zelante che diplomatico, più uomo di preghiera e di studio, che «prudente» o uomo di governo. Egli è un «idealista» e un «puro», un riformatore di costumi che non riesce a immaginare la cattiveria implacabile e tortuosa dei suoi avversari, agli occhi dei quali appare, fra l’altro, come un «ammonitore spiacevole». Eudossia ha quindi gioco facile contro di lui. Nonostante la buona volontà e gli interventi degli amici del Crisostomo - fra cui alcuni vescovi occidentali e lo stesso Papa Innocenzo I - l’imperatrice, grazie alla collaborazione interessata di alcuni vescovi siri e di Teofilo arcivescovo di Alessandria, non dura fatica a inscenare processi farsa contro di lui e a fargli infliggere due volte la pena dell’esilio, culminata in una morte che equivale al martirio. Il Crisostomo, quasi sessantenne, deportato, orinai sfinito dagli stenti e dagli strapazzi delle interminabili marce forzate, chiude i suoi occhi il 14 settembre 407 a Comana, un villaggio sperduto tra i monti impervi del Ponto (Asia Minore).
Ma la sua memoria, nonostante la resistenza, di san Cirillo, nipote e successore di Teofilo di Alessandria, cominciò ad essere ben presto universalmente riabilitata e venerata, mentre il nome dei suoi nemici e avversari subì spesso una sorte ben diversa. Tre decenni dopo, nel 438, le sue spoglie sono «traslate» con onori trionfali a Costantinopoli per volontà, in parte pia e in parte politica, di Teodosio Il, figlio di Arcadio e di Elia Eudossia.
Il culto del Crisostomo, ben presto assurto agli onori dell’altare (festa il 13 settembre), si propagò in tutte le Chiese d’oriente e d’Occidente. Le sue reliquie, dopo lunghe peripezie, furono messe in salvo e sepolte degnamente nella Basilica Vaticana di San Pietro. Nel 1908 il Papa san Pio X lo dichiarò patrono di tutti i predicatori cristiani. Il patrologo J. Quasten ha osservato giustamente che «nessun autore cristiano dell’antichità vanta altrettanti biografi e panegiristi» come il Crisostomo. Si potrebbe aggiungere che nessun Padre greco può vantare di esser stato copiato e ricopiato come lui, tanto che la tradizione manoscritta delle sue opere conta migliaia di codici e suscita una gran quantità di problemi filologici e storico-culturali in genere continuando tuttora a dar gioie letterarie inattese e filo da torcere; si potrebbe anche osservare che probabilmente nessun altro Padre orientale è stato scelto come prestanome per tante opere spurie, per cui la lista degli scritti «pseudo crisostomici», editi o inediti, si allunga continuamente.
Oggi, a quasi sedici secoli dalla sua morte, il suo fascino si rivela più vivo che mai; ma non tanto con biografie e panegirici quanto con ricerche e studi sulla sua figura, il suo pensiero e la sua abbondante opera letteraria. Già dai manuali di patrologia e dalle enciclopedie ecclesiastiche o storico-letterarie si desume facilmente che, soprattutto in quest’ultimo secolo, non si contano le pubblicazioni o dedicate al Crisostomo come monaco, predicatore e vescovo o consacrate ai suoi 13 trattati teologici, alle varie centinaia di sue omelie esegetiche e alla sua raccolta di 236 lettere, che costituiscono uno degli epistolari più ricchi e interessanti della tarda antichità romano-orientale.
Un’altra prova del suo fascino è la continuità con cui si sono moltiplicate non solo le copie manoscritte e stampate delle sue opere, ma anche le loro versioni: in Occidente, dopo quelle in latino, sono fiorite e fioriscono quelle in francese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco; in Oriente, dalla Georgia all’Armenia e dalla Siria fino all’Etiopia, le versioni sono state frequenti fin dall’epoca paleocristiana; mentre nel mondo slavo hanno avuto inizio quasi contemporaneamente all’affermarsi del cristianesimo, cioè dai secoli XI-XII in poi. Ma, a parere di chi scrive, non viene messo abbastanza in risalto un fatto di natura antropologica, che sta probabilmente alla radice del fascino particolare esercitato dal Crisostomo. Certo, egli, da buon discepolo del rètore Libanio, nella sua opera si rivela un uomo di vasta e squisita cultura ellenica, oltre che teologo e oratore incomparabile. Maneggia la lingua di Omero in modo sovrano, anche se il suo stile alla sobrietà «attica» preferisce spesso l’abbondanza «asiana». Tuttavia, in un certo senso, il Crisostomo costituisce un caso unico nella patristica orientale.
La sua passione nel riflettere sulla «situazione» concreta e quotidiana dell’uomo come individuo e come cittadino; la sua acutezza di sguardo nel considerare le relazioni, per esempio, tra potere divino e potere terreno, tra doveri verso Dio e doveri verso lo Stato e la Chiesa, tra fedeli ricchi e fedeli poveri; in breve, la sua sensibilità etico-sociale, il suo senso del diritto e dell’universalità reale della Chiesa: tutto fa pensare che il Crisostomo non sia un «orientale» o un «greco» purosangue. L’ipotesi non è davvero campata in aria: Figlio di una greca (Anthousa) e di un alto ufficiale probabilmente italico (Secundus), che forse era di origine laziale o romana, in quanto probabile fratello di una diaconessa di nome Sabiniana, ben nota come zia del Crisostomo, egli è l’unico, tra i padri di lingua greca, che mostri equilibrio tra le tendenze contemplative e speculative dell’anima ellenica con le tendenze dinamiche e concrete dell’anima latina. È l’unico, almeno in un certo senso, che sappia conciliare, sul piano sia dottrinale sia pratico, il cristianesimo «verticale» con quello «orizzontale».
Come si intuisce dal titolo, il Trisoglio non presenta la traduzione di un’opera del Crisostomo, ma propone in veste italiana una serie di ben mille pensieri spigolati in 40 scritti (o gruppi di scritti) del vescovo di Costantinopoli. Si tratta di pensieri spesso brevi, espressi in una sola proposizione di poche parole; ma anche di riflessioni più ampie, soprattutto quando il Crisostomo, da buon rappresentante della seconda sofistica,.dà libero corso alla sua eloquenza ricca di analisi concettuali e psicologiche, ravvivata da immagini incisive, pittoresche, desunte da ogni settore della vita. Lo studio delle forme concettose, sentenziose e proverbiali nel Crisostomo è stato compiuto già da tempo e da vari studiosi, non è mancata neppure qualche antologia di brani più o meno lunghi su un tema unitario; ma nessuno aveva finora tentato una raccolta di «pensieri» come questa compilata dal Trisoglio.
La distribuzione dei singoli pensieri è fatta secondo l’ordine per genere letterario - e, possibilmente, per successione storica - degli scritti del Crisostomo. La numerazione continua data ai singoli testi ha consentito al Trisoglio di compilare un indice analitico, certo non privo di lacune, ma che offre al lettore la possibilità di rileggere o studiare i mille pensieri del Crisostomo alla luce di questo o quel concetto, di questo o quel tema.
Servendoci di tale indice offriamo un breve saggio delle ricerche e delle riflessioni possibili a chi legga questo libro, scritto,evidentemente, non tanto come un sentenziario o un repertorio da consultare per eventuali citazioni, quanto come un libro da centellinare e soprattutto da meditare. Da meditare, s’intende, nella prospettiva di chi ha la fede, di chi vuol essere cristiano senza se e senza ma. Perché tutta l’opera del Crisostomo era rivolta, sì, alle folle variopinte, infiammabili e volubili di Antiochia e di Costantinopoli, folle cristiane ancora legate a forme di vita pagana o paganeggiante, ma egli sapeva che in mezzo ad esse c’erano numerosi cristiani i quali, pur dovendo riconoscersi peccatori, erano maturati seriamente nel clima di lotte teologiche e di persecuzioni politiche.
Ora, tra i mille pensieri presentati e, talora, illustrati dal Trisoglio, c’è l’imbarazzo della scelta; tanto più che egli, pur restando aderente all’originale greco, li rende più trasparenti e coloriti cercando di riprodurne in italiano tutte le sfumature stilistiche. Per dare un’idea della loro densità concettuale, del calore umano che li anima e dello splendore formale che li riveste, ne daremo un saggio scegliendone qualcuno. Ogni testo saràseguito dal numero che presenta nel libro del Trisoglio.
È un fatto di esperienza frequente e comune: soprattutto in certi momenti, noi siamo soliti porci l’interrogativo, sempre vecchio e sempre nuovo, perché, in fondo, ineludibile: «Cbi è Dio?» e poi quasi istintivamente ci affrettiamo ad aggiungerne un secondo, che è complementare al primo: «E io che cosa sono? Soprattutto, che cosa sono per Lui?». Ecco alcune delle risposte del Crisostomo, che, a prima vista, potrebbero sembrarci... non ad rem, cioè fuori luogo:,
- Di Dio è soprattutto proprio non avere bisogno di nulla (123).
- [Dio] è l’occhio insonne, che conosce i segreti dei [nostri] pensieri (268).
- Dio è insieme giudice, medico e maestro: come giudice esamina, come medico corregge, come maestro educa, sospingendo quanti hanno peccato ad ogni forma di elevatezza spirituale (121).
- Ammira il Signore non solo perché ha fatto il sole e il cielo, ma perché ha fatto anche la formica (127).
Queste risposte non ci presentano affatto quello che Pascal chiamò il «Dio dei filosofi» (si ricordi «il pensiero del pensiero» di Aristotele), ma il Dio dell’Antico e del Nuovo Testamento, il Dio vivente e personale, il Dio di Gesù Cristo, il Dio uno e trino, Creatore e Salvatore, che rivela se stesso nei suoi rapporti col creato e con l’uomo in particolare. Il Crisostomo, continua la sua catechesi, incalzando:
- Dio non tiene tanto alla sua gloria, quanto alla salvezza degli uomini (346)
- Anche quando noi ci allontaniamo con accanimento da Dio e lo fuggiamo, egli non se ne va da noi (517).
- Dio ci parla ogni giorno e non lo ascoltiamo, ciononostante non cessa dal parlarci (133).
- Dio ci minaccia castighi, e spesso ce li infligge, non per vendicarsi ma per tirarci a sé (4).
- Dio ci benefica minacciandoci l’inferno (344).
- È particolarmente proprio di Dio rinvigorire la fíducia nelle animeafflitte (358).
- Dio non ci comanda cose impossibili (152).
Le conseguenze religiose ed etiche di un tale «essere» e «agire» di Dio sono per l’uomo d’immensa portata, ma rigorosamente logiche; il Crisostomo le ricava con lucidità e fermezza:
- Come colui che esce dalla luce, non danneggia la luce ma se stesso,[…] così colui che è abituato a disprezzare l’onnipotente forza di Dio nonnuoce ad essa, ma reca un estremo danno a se stesso (3).
- Per il cristiano c’è una sola sventura, essere in urto con Dio (19).
- Non piangere chi muore, ma piangi colui che vive in peccato (1 17).
- Molte sono le vie dell’empietà, una sola quella della verità (626).
- Fa’ tutto nel nome del Signore e tutto ti andrà bene. Dovunque siaposto il nome di Dio, tutto riuscirà felicemente (827).
- Dove si onora Dio non c’è nulla di male; dove invece non lo si onora non c’è nulla di bene (596).
- Temi Dio, non l’uomo. Se temil’uomo, sarai da lui deriso, se invece temi Dio, sarai oggetto di venerazione anche per gli uomini (500).
- Massima virtù è riportare tutto a Dio, non considerare nulla comeproprio, non far nulla per la gloria umana, ma operare secondo il beneplacito di Dio (730).
- Invochiamo Dio in ogniluogo, in ogni podere, in casa, in piazza,nel deserto, in nave, in albergo e dovunque siamo. L’azione del pregarenon è per nulla impedita dal luogo, alla sola condizione che il comportamento sia consono con la preghiera. Quando siamo a posto su questo punto, Invochiamo Dio dovunque e ci starà accanto, ci darà una mano e ci renderà tutto quanto è difficoltoso facile e agevole (357).
Tralasciando altri temi e motivi, concludiamo con un brano attinente alla Sacra Scrittura in genere e con altri che ci pongono di fronte a una concezione cristologica schiettamente scritturistica, ma espressa con impeto lirico e con cordialità commovente:
– Non aspettarti un altro maestro: bai le parole di Dio: nessuno ti istruisce come quelle [..I. Voi tutti che siete attaccati alle cose del mondo,ascoltate, ve ne prego, e acquistate dei libri che sono medicina dell’anima.Se non volete altro, procuratevi il Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli, i Vangeli, maestri perenni. Se ti sopravviene il dolore, cùrvati su diesse come su un deposito dì medicine e di là attingi conforto al tuo guaio [... 1 o, meglio, non curvarti sopra, ma prenditi tutto, tienilo a memoria! Causa di tutti i mali è il non conoscere le Scritture. Muoviamo in guerrasenz’armi, e come potremo salvarci? E già molto se a salvarci riusciamocon esse, immaginiamoci poi senza di loro! (826).
– Da quando venne Cristo e morì per la vita del mondo,la morte nonsi chiama più morte, ma sonno e dormire» (155).
- Quando Cristo è presente non bisogna cercare null’altro (1 8 1).
- Si fece figlio dell’uomo colui che era autentico Figlio di Dio per rendere figli di Dio i figli degli uomini (5 18).
- [Cristo] è il capo, noi siamo le membra: ci può forse essere uno spazio vuoto in mezzo tra il capo,e il corpo? Egli è il fondamento, noi siamol’edificio; egli è la vite, noi siamo i tralci; egli è lo sposo, noi siamo la sposa; egli è il pastore, noi siamo le pecore; egli è la via, noi siamo i viandanti;ancora noi siamo il tempio, egli ne è l’abitante; egli è il primogenito, noi ne siamo i fratelli; egli è l’erede, noi siamo i coeredi; egli è la vita, noi siamo i viventi; egli è la risurrezione, noi siamo i risorgenti; egli è la luce, noisiamo gli illuminati. Tutte queste determinazioni indicano unione e nonpermettono che ci sia in mezzo nessun intervallo vuoto, neppure il più piccolo (682).
- Chi si distacca è [da Cristo] anche di poco, andando avanti si distaccherà di molto. Infatti il corpo, se riceve dalla spada una spaccatura piccola, viene distrutto: un edificio, se si apre in una fenditura anche piccola, sidissolve; il tralcio se viene separato dalla radice, con un taglio anche piccolo, diventa inutile. Questo piccolo, non è piccolo; è, più o meno, il tutto. Quando dunque commettiamo un peccato o c’abbandoniamo a unatrasandatezza, anche in piccolo, non trascuriamo quel piccolo: questo, trascurato, diventa rapidamente grande. Cosi anche un vestito, se incomincia a strapparsi e non ci si bada, allunga lo squarcio da un capo all’altro, eun tetto, quando sono cadute poche tegole e non se ne tiene conto, buttaa terra completamente la casa (683).
Chiudiamo con l’augurio che questo assaggio dei «pensieri» del Crisostomo stuzzichi nel lettore l’appetito non solo di leggere il libro curato dal Trisoglio, ma anche di conoscere più da vicino le opere integrali – in buona parte tradotte pure in italiano del «più affascinante cristiano d’Oriente».
Pensieri di San Giovanni Crisostomo. Le confidenze del più affascinante cristiano d’Oriente, a cura di E. Trisoglio, Roma, TIELLE Media, 1997, 318, L. 24.000.
Da non confondere, beninteso, col titolo di «Crisologo» (parola o discorso d’oro), che costituisce il soprannome tradizionale di san Pietro, vescovo di Ravenna (morto verso il 450); cfr A. Olivar, in Bibliotheca Sanctorum, vol. X, Roma, 1968, coll. 685-691.
N. C. Xantopulo, Hist. eccl., libr. XIII, cap. 2 [PG 146, 933 C.]. Questo breve elogio apre la prefazione della biografia tuttora fondamentale di C. Baur, Johannes Chrisostomus und seine Zeit, Bd I: Antiochien; Bd.II: Konstantinopel, München, Hueber, 1929-30, I e VII.
O. Pasquato, Gli spettacoli in S. Giovanni Crisostomo, Roma, Pont. Istituto Orientale, 1976; R. BRANDLE, [Ohn Chrysostome and the Jews, Berkley, 1983; ID., «Christen und Juden in Antiochien in den Jahren 386/387», in Kirche und Israel 2 (1987) 142-160.
Fra le tante ricerche in materia, vedi B. H. Vandenberghe, Saint Jean Chrysostome et la parole de Dieu, Paris, 1961.
Cfr C. Baur, Johannes Chrysostomus..., Bd. Il, cit., 142-145; C. A. Balducci, «Il dissidio fra S. Giovanni Crisostomo e Eudossia», in Atti del IV Congr. naz. di Studi romani, vol. I, Roma, 1938, 303-310; K. M. Setton, Christian Attítude towards the emperor in the fourth Century, New York, 1941, 163-195 (Crisostomo e la corte imperiale).
Vedi specialmente V. Gheorghiou, Johannes Chrysostomos oder Goldmund, der unliebsame Mahner, Köln, 1960.
R. Demongeot, «A propos de l’intervention du pape Innocent Ier dans la politique séculière», in Revue hístorique 212 (1954) 23-38.
Cfr P. Ubaldi, «La Sinodo ad Quercum dell’anno 403», in Memorie della R. Accademia delle Scienze, s. II, t. 52, Torino, 1902; C. Baur, Johannes Chrysostomus, Bd. II, cit., 362-365. Sull’ ostilità di Teofilo di Alessandria contro il Ci-isostomo, vedi specialmente E. Schwartz, «Palladiana», in Zeitschrift für die neutestl. Wiss. und die Kunde der älteren Kirche 36 (1937) 168-192.
Cfr C. Baur, JobannesChrysostomus, Bd. II, cit., 362-383.
Cfr ivi, 383-390. Sul contesto politico ed ecclesiastico della vicenda restano valide le pagine riassuntive di E. Stein, Histoire du Bas-Empire, vol. I: De l’Etat romaín à l’Etat byzantin (284-476), éd. française par J.-R. Palanque, Paris - Bruxelles - Amsterdam, 1959, 241-245.
Cfr A. Rocchi, «Lipsanologia o storia delle reliquie di S. Giovanni Crisostomo», in CHRYSOSTOMIKA. Studi e ricerche intorno a S. Giovanni Crisostomo, a cura del Comitato per il XV Centenario della sua Morte, Roma, Pustet, 1908,1.039-1.140; G. Cascioli, «Del Corpo di San Giovanni Crisostomo venerato nella Basilica Vaticana», in Bessarione 33 (1917) 61-66.
Cfr ASS 41 (1908) 594 s.
J. Quasten, Patrologia, vol. II, Torino, Marietti, 1969, 432.
Resta ancora fondamentale il saggio di C. Baur, Saint Jean Chrysostome et ses oeuvres dans l’histoire littéraire, Louvain-Paris, Fontmoing, 1907 (abbraccia l’area della «Chiesa greca» e quella della «Chiesa latina»); cfr G. Bardy, in Dict. de Théol. Catholique, vol. VIII/1, coll. 688 s; A. Wenger, «La tradition des oeuvres de Saint Jean Chrysostome», in Revue des études byzantines 14 (1956) 5-47; A. M. Malingrey, «L’édition critique de Jean Chrysostome. Actualité de son oeuvre. Volumes parus. Projets», in SYMPOSION. Studies on the John Chrysostome, Salonicco, Patriarchal Inst. for Patristic Studies, 1975.
Vedi soprattutto J. A. De Aldania, Repertorium pseudo-chrysostomicum, Paris, 1965; Id., «Historia y balance de la investigación sobre homilias pseudo-chrysostómicas imprensas», in Studia patristica, vol. VII, Berlin, Akademie Verlag, 1966, 117-132; J. H. Sieben, «Jean Chrysostome (Pseudo)», in Dict. de Spiritualité, vol. VIII, Paris, 1972 coll. 355-369; B. Altaner, Patrologia, Torino, Marietti, 1940, 339 s.
Cfr H. Lietzmann, «Johannes Chrysostomus», in Realenzykl der klass. Altertumswissenschaft, Bd. IX, Stuttgart, 1916, coll. 1811-1828; A. Puech, Histoire de la littérature grecque chrétienne, vol. III, Paris, Les Belles Lettres, 1930, 458-533; H.-G. Beck, Kirche und theologische Literatur im Byzantinischen Reich, München, Beck, 1959, 817.
Questa tesi fu sostenuta anche da E. Norden, La prosa d’arte antica dal VI secolo a.C. all’età della Rinascenza, a cura di B. Heinemann Campana, vol. I, Roma, Salerno, 1986, 577-579.
Ricorderemo: F. Sabatini, «L’opera sociale di San Giovanni Crisostomo», in CHRYSOSTOMIKA, cit., 61-86; C. De Albornoz, San Juan Chrisóstomo y su enfluencia social en el imperio bizantino del siglo IV, Madrid, 1931; A. Sodano, I beni terreni nella vita dei giusti secondo S. Giovanni Crisostomo, Brescia, Queriniana, 1955, I. Daloz, Le travail selon saint Jean Chrysostome, Paris, 1959; R. Brändle, Matth. 25,31-46 im Werk des Johannes Chrysostomus. Ein Beitrag zur Auslegungsgeschichte und zur Erforschung der Ethik der griechischen Kirche um die Wende 4. zum 5. Jahrhundert, Tübingen, 1979.
Cfr C. Baur, Iohannes Chrysostomus..., cit., 102. Sabiniana è ricordata dal Crisostomo stesso (Epist. ad Olympiadem, 6, 4) e da Palladio (Hist. Lausiaca, 41, 4).
Ci basti rimandare a H. M. Hubbel, «Chrysostom and Rethoric», in Classical Philology 19 (1924) 261-276; C. Baur, Johannes Chrysostomus..., Bd. I, cit., 252-260; M. Simonetti, «Sulla struttura dei Panegirici di S. Giovanni Crisostomo». in Rendiconti del R. Ist. Lombardo di Scienze e Lettere 86 (1953) 159-180.
Cfr Kukulis, «Proverbi e frasi proverbiali ín S. Giovanni Crisostomo» (neogreco), in Studi in onore di Th. Borea, Atene, 1939, 355-368; A.-M. Malingrey, «Les sentences des Sages dans la prédication de Jean Chrysostome», in C. Kannengiesser (ed.), Jean Chrysostome et Augustin. Actes du Colloque de Chantilly, 22-24 septembre 1974, Paris, Beauchesne, 1975, 199-218.
Ricorderemo: M. De Berriozabal, Pensamientos de San Juan Chrisóstomo acerca de la Providencia, recogidas en las obras del Santo y ordenados, Madrid, De Tejar, 1865, Ph. E. Legrand, Saint Jean Chrysostome, Paris, Gabalda, 1924; S. Giovanni Crisostomo, Senso dell’Incarnazione, a cura di G. M. Ellero, Sotto il Monte (BG), 1966.
I cultori di patrologia sanno che il pensiero del Crisostomo è stato ed è oggetto, di continue ricerche ed esposizioni a tutti i livelli; ci basti accennare alle pagine sintetiche di C. Baur, Johannes Chrisostomus…, Bd. I, cit., 260-327, e a qualche pagina monografica come F. Ogara, El Apòstol san Pablo visto a travès de San Juan Chrysòstomo, Roma, Pont. Università Gregoriana, 1944; K. A. Ruf, Sünde und Sündenvergebund nach der Lehre des Hl. Johannes Chrysostomus, Freiburg im Brsg., Herder, 1959; Ph. Rancillac,, L’Eglise, manifestation del L’Esprit chez saint Jean Chrysostome, Beyrouth, 1970 ; J.-P. Cattenoz, Le baptême mystere nuptial. Théologie de saint Jean Chrysostome, Vernasque, Èd. Du Carmel, 1993.